“L’ecomuseo si può definire oggi come un “patto” con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio: è un’istituzione legata ad un territorio, inteso nel suo insieme, un luogo d’incontro tra l’ambiente e l’uomo che ne ha segnato la storia”.

L’Ecomuseo della Valsesia, straordinariamente ricco di testimonianze storiche e culturali sia materiali che immateriali, realmente intreccia la memoria degli abitanti a quella dei luoghi e delle cose.

Una valle incastonata tra le vette delle Alpi Pennine che affascina per la sua capacità di saper raccontare un mondo apparentemente scomparso eppure così presente tra i versanti delle sue vallate: tra le pittoresche e graziose frazioni le strade moderne cedono il passo alle mulattiere in cammino verso le preziose opere d’arte racchiuse tra splendide cappelle e oratori, i torchi, i forni per il pane o la calce, le vecchie segherie, mulini idraulici e fucine, i segreti di lavorazioni artigiane secolari, piccoli musei, i pastori che ancora oggi, con un po’ di fortuna, raccontano della propria vita in alpeggio, le transumanze, le emigrazioni.

Il termine-neologismo “Ecomuseo” nasce in Francia nel 1971 da Huges De Varine, considerato il padre fondatore di questo particolare tipo di valorizzazione museale-territoriale. Durante alcuni incontri tra De Varine, museologi e ministri francesi relativamente alla grande Conferenza Generale ICOM (International Council of Museums) che si sarebbe svolta proprio quell’anno a Grenoble, venne alla luce la necessità di legare il concetto di “museo”, nato per conservare e tutelare la memoria del “passato”, con i nascenti concetti di sviluppo locale ed educazione ambientale.

Da allora in poi la concezione francese ha fatto scuola, ha varcato le Alpi e ha seguito l’iter che oggi conosciamo approdando nel nostro paese, dove sin dagli anni ’70 si assiste allo sviluppo di una nuova attenzione verso la società agricola, sempre più compressa e minacciata dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione incalzante, e alla nascita di vari musei di arti, mestieri e tradizioni popolari ideati con lo scopo di conservare e difendere le origini, le memorie e le identità delle comunità.

Un modo green per accostarsi con curiosità e attenzione ad ogni oggetto, ogni volto, ogni immagine, ogni scorcio del paesaggio, in modo che ogni località possa raccontare la sua Storia e regalare esperienze di visita assolutamente uniche ed indimenticabili.

La particolarità dell’Ecomuseo valsesiano è, a ben vedere, l’affascinante possibilità di vistarlo unitariamente, per regalarsi una visione d’insieme della Valsesia e delle sue particolarità ambientali ed abitative legate alle sue secolari tradizioni.

L’Ecomuseo della Valsesia è stato istituito nel 1999 dalla Regione Piemonte in attuazione della Legge Regionale n. 31 del 14 marzo 1995.
Molti sono i paesi divenuti sedi di realtà Ecomuseali: Alagna, Riva Valdobbia, Mollia, Rassa, Carcoforo, Rimasco, Rima San Giuseppe, Rimella (inserite nel circuito che viene definito “della Cultura Walser” o dell’ “Alta” Valsesia intorno all’omonimo Parco Naturale Alta Valsesia) cui si affiancano Cellio e le sue valli (ovvero l’Ecomuseo della “Bassa” Valsesia) comprendente anche gli abitati di Valduggia, Zuccaro e Breia, inseriti nel Parco Naturale del Monte Fenera. Una menzione merita anche il paese di Guardabosone: non ancora Ecomuseo riconosciuto ma, nei fatti, Ecomuseo di diritto, grazie alle volontà dei suoi abitanti di conservare la particolare struttura ambientale e medievale del centro in accordo con le tradizioni contadine conservate attraverso vari poli museali.